Il vecchio cane

14 07 2011

Il vecchio cane annaspava sdraiato sul terrazzo assolato.

Aveva molte primavere sulle spalle, forse troppe.

Era un bastardo di circa 15 kg, magro e con il muso stretto e allungato che lo faceva somigliare ad un piccolo levriero grigio.

Ultimamente la vecchiaia gli aveva impedito di muovere regolarmente le zampe posteriori e si spostava dalla sua cuccia sempre meno.

Quella calda mattina di primavera non ne aveva proprio, non riusciva in alcun modo a mettersi ritto sulle 4 zampe, ansimava e quella sua immobilità lo aveva costretto ad urinarsi addosso.

Ora giaceva al centro del terrazzo sdraiato, gli occhi stanchi e la bocca ansimante,  sulla pozza di urina, come un vecchio malato in cerca di aiuto.

Dall’appartamento uscì il padrone,  un giovane sui 35, a petto nudo per il primo caldo primaverile e con i calzoni corti.

Subito nota il suo cane in difficoltà, gli si avvicina, prova ad aiutarlo a drizzarsi sulle zampe, lo coccola, prova ad infondergli coraggio, lo sposta dalla pozza giallastra ma non ce ne è.

Il cane lo guarda con aria rassegnata, poggia il muso sulla sua scarpa con gli occhi bassi, quasi mortificato per non riuscire più a rendere felice il suo padrone.

Il giovane è disperato, dalla tasca dei pantaloni estrae un telefono cellulare, telefona alla madre, “mamma, il cane sta male, non riesce ad alzarsi!!”, con la mano libera dall’apparecchio continua ad accarezzare il vecchio cane.

Parlotta agitato ancora qualche minuto e ripone il telefono in tasca.

Si china in ginocchio davanti al cane, tra le sue mani stringe il muso dell’animale, avvicina il suo viso a quello della bestiola come a volerlo abbracciare un’ultima volta.

Forse ora il cane ha capito.

Dopo qualche minuto l’uomo si risolleva in lacrime, estrae nuovamente il cellulare dalla tasca e compone un nuovo numero di telefono.

Terminata la chiamata prende in braccio il cane, e dopo averlo adagiato sui sedili posteriori della sua auto, sparisce in fondo alla via.

Io e Nash seguiamo casualmente la scena dal terrazzino di casa nostra, Nash attento e in apprensione per la sorte del suo simile è sdraiato silenzioso e pancia a terra con gli occhi fissi tra le feritoie del balcone, io in piedi al suo fianco.

Credo pensiamo involontariamente la stessa cosa: un giorno toccherà a me guardarlo negli occhi per un’ultima volta, ringraziarlo per essere stato fedele per tutta la sua vita, ringraziarlo per essere stato allegro nei momenti di gioco e avermi consolato nei momenti tristi, ringraziarlo per aver pianto per le mie partenze,  per aver atteso il mio ritorno e per aver gioito del mio arrivo.

Toccherà a me accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.

Addio vecchio cane.


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Una risposta

14 07 2011
Adam Trema

che triste

pensare anche che tutti stanno così male per i cani e degli altri animali se ne fottono e ne mangiano i cadaveri dopo averli fatti soffrire tutta la vita.

Adam
chiudigliocchi.wordpress.com

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