
“Non hai paura di ammazzarti se fai un incidente?”
“No. Si vive di più andando 5 minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera.”
Marco Simoncelli
(20 Gennaio 1987 – 23 Ottobre 2011)

“Non hai paura di ammazzarti se fai un incidente?”
“No. Si vive di più andando 5 minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera.”
Marco Simoncelli
(20 Gennaio 1987 – 23 Ottobre 2011)
La giovinezza non è un periodo della vita, ma uno stato dello spirito, un effetto della volontà, una qualità dell’immaginazione, una intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla riservatezza, del gusto dell’avventura sull’amore per la comodità.
Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni; si diventa vecchi perché abbiamo abbandonato i nostri ideali.
Gli anni rendono rugo…sa la pelle; rinunciare ai nostri ideali avvizzisce l’anima.
Le preoccupazioni,i dubbi, le paure e le disillusioni sono i nemici che, lentamente, ci attirano verso la terra e ci fanno diventare polvere prima della morte.
Giovane è chi sa meravigliarsi e stupirsi. Chi chiede,
come il bambino mai contento: “ E dopo?”E sfida gli imprevisti,
e prova gioia nel gioco della vita.
Si à tanto giovani quanto lo è la nostra fiducia, tanto vecchi quanto i nostri dubbi .
Così giovani quanto la nostra fede in noi stessi,
così giovani quanto la nostra speranza. Così vecchi quanto il nostro abbattimento.
Resteremo giovani finchè resteremo recettivi,
sensibili a tutto ciò che è bello, buono e grande
Sensibili ai messaggi della natura, dell’uomo e dell’infinito.
Se un giorno il nostro cuore sarà morso dal pessimismo
E roso dal cinismo, possa Dio avere pietà
Della nostra anima di vecchi.
Samuel Ullman
Il vecchio cane annaspava sdraiato sul terrazzo assolato.
Aveva molte primavere sulle spalle, forse troppe.
Era un bastardo di circa 15 kg, magro e con il muso stretto e allungato che lo faceva somigliare ad un piccolo levriero grigio.
Ultimamente la vecchiaia gli aveva impedito di muovere regolarmente le zampe posteriori e si spostava dalla sua cuccia sempre meno.
Quella calda mattina di primavera non ne aveva proprio, non riusciva in alcun modo a mettersi ritto sulle 4 zampe, ansimava e quella sua immobilità lo aveva costretto ad urinarsi addosso.
Ora giaceva al centro del terrazzo sdraiato, gli occhi stanchi e la bocca ansimante, sulla pozza di urina, come un vecchio malato in cerca di aiuto.
Dall’appartamento uscì il padrone, un giovane sui 35, a petto nudo per il primo caldo primaverile e con i calzoni corti.
Subito nota il suo cane in difficoltà, gli si avvicina, prova ad aiutarlo a drizzarsi sulle zampe, lo coccola, prova ad infondergli coraggio, lo sposta dalla pozza giallastra ma non ce ne è.
Il cane lo guarda con aria rassegnata, poggia il muso sulla sua scarpa con gli occhi bassi, quasi mortificato per non riuscire più a rendere felice il suo padrone.
Il giovane è disperato, dalla tasca dei pantaloni estrae un telefono cellulare, telefona alla madre, “mamma, il cane sta male, non riesce ad alzarsi!!”, con la mano libera dall’apparecchio continua ad accarezzare il vecchio cane.
Parlotta agitato ancora qualche minuto e ripone il telefono in tasca.
Si china in ginocchio davanti al cane, tra le sue mani stringe il muso dell’animale, avvicina il suo viso a quello della bestiola come a volerlo abbracciare un’ultima volta.
Forse ora il cane ha capito.
Dopo qualche minuto l’uomo si risolleva in lacrime, estrae nuovamente il cellulare dalla tasca e compone un nuovo numero di telefono.
Terminata la chiamata prende in braccio il cane, e dopo averlo adagiato sui sedili posteriori della sua auto, sparisce in fondo alla via.
Io e Nash seguiamo casualmente la scena dal terrazzino di casa nostra, Nash attento e in apprensione per la sorte del suo simile è sdraiato silenzioso e pancia a terra con gli occhi fissi tra le feritoie del balcone, io in piedi al suo fianco.
Credo pensiamo involontariamente la stessa cosa: un giorno toccherà a me guardarlo negli occhi per un’ultima volta, ringraziarlo per essere stato fedele per tutta la sua vita, ringraziarlo per essere stato allegro nei momenti di gioco e avermi consolato nei momenti tristi, ringraziarlo per aver pianto per le mie partenze, per aver atteso il mio ritorno e per aver gioito del mio arrivo.
Toccherà a me accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.
Addio vecchio cane.
Li vedo quasi ogni sera, durante la mia passeggiatina serale con Nash, in estate come in inverno.
Si trovano in un parcheggio della zona industriale di Cassina de’ Pecchi (per la privacy non specificherò dove), vuoto ovviamente, alle ore 9 della sera.
Lui arriva sempre in lieve anticipo, posiziona la sua auto al centro del parcheggio e aspetta qualche minuto con il motore spento, il finestrino abbassato, la radio accesa che trasmette le ultime hits.
Lei arriva poco dopo, la sua auto si affianca all’unica altra auto presente nel parcheggio, due punti scuri in un grande quadrato di cemento grigio.
Attendono entrambi qualche minuto, con i motori spenti, si guardano attorno circospetti ma quasi mai incuranti della mia presenza (a quell’ora tutti portano a spasso il proprio cane).
Ognuno scende dall’auto, si incontrano davanti ai due cofani, per stringersi in un tenero abbraccio.
Salgono sempre sulla macchina di lei, la donna al lato guida, l’uomo al lato passeggero.
Rimangono insieme in quel piccolo nido di lamiera per una buona mezz’ora, li puoi vedere parlare, ascoltare la musica della radio abbracciati o scambiarsi piccoli baci, nulla di sconcio o osceno, come due diciottenni alle prese con i primi amori.
Scocca il dodicesimo rintocco, lui scende dall’auto dopo averla abbracciata un’ultima volta e sale sulla sua vettura.
Le due auto ripartono in direzioni opposte.
A me fanno tenerezza, sembrano ritagliarsi un frammento tutto per loro eppur qualcosa stride.
Magari lui ha una moglie e una figlia che lo aspettano a casa e che credono che sia andato a giocare a calcetto.
Magari lei ha un marito che crede che sia andata alla lezione di spinning.
Cosa dovrei pensare di loro?
Voi cosa ne pensate??
Questa mattina su Cielo ho visto questo corto che mi ha stupito e dato da pensare…
C’é chi nasce come Paperino:
sfortunato e sempre pieno di guai
E c’é chi invece é come Topolino:
Carino, intelligente e simpatico alla gente
C’é chi é come Paperon de Paperoni
Pieno di fantastiliardi di milioni
Ma poi sta sveglio tutte le notti
Per paura che arrivi la Banda Bassotti
Ma io mi sento come Vil Coyote
Che cade ma non molla mai
Che fa progetti strampalati e troppo complicati
E quel Bip Bip lui non lo prenderà mai
Ma siamo tutti come Vil Coyote
Che ci ficchiamo sempre nei guai
Ci può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso
Ma noi non ci arrenderemo mai.
C’é chi vive come Eta Beta
Sembra che stia con testa su di un altro pianeta
E non si alza la pmattina
Se non si spara un po’ di naftalina
C’é chi é come Pietro Gambadilegno
Sempre preso in qualche loschissimo disegno
E c’é chi vorrebbe avere tutte le risposte
Come nel Manuale delle Giovani Marmotte
Ma io mi sento come Vil Coyote
Che cade ma non molla mai
Che fa progetti strampalati e troppo complicati
E quel Bip Bip lui non lo prenderà mai
Ma siete tutti come Vil Coyote
Che vi ficcate sempre nei guai
Vi può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso
Ma voi non vi arrenderete mai.
“Uno crede che una volta che le cose vanno bene, che hanno preso l’anda della felicità, la strada sarà sempre in discesa, basta prendere più spinta e la goduria aumenta, diventa vertiginosa, e si sarà sempre più felici finchè si raggiunge il trampolino della fortuna e si vola nel nirvana del perfetti culo.
Non è così.
Subito dossi, cunette, sassi in mezzo alla strada, e sbandate fuori dai tornanti. E davanti a noi, una gran salita che non si vede la cima.”
Fresca fresca mi è arrivata questa e-mail..
Va bene, ok ok,
non ci sono riuscito, è più forte di me…
Mi ero ripromesso di smetterla di scrivere tutto quello che mi passa per la testa su facebook, visto che ormai lo leggono almeno 300 persone, e invece non ci sono riuscito.
Un grande fotografo che è stato mio insegnante mi disse: “Un fotografo, un artista, è un personaggio pubblico, ora più di ieri con l’avvento di internet e dei social network tutto ciò che dice/scrive/pubblica incide sui suoi rapporti interpersonali con colleghi, clienti, collaboratori, fans, dovete essere sempre impeccabili!”.
Come faccio a non bullarmi di quelli smielosi che mettono sulle bacheche di facebook i cuoricini e le frasi d’ammmore?
Come faccio a non criticare, magari anche con qualche battuta sarcastica, quello che ci succede attorno?
Come faccio a non condividere ciò che spesso viene nascosto, visto che ultimamente, la verità non va più di moda?
La giustizia va ancora di moda? l’eguaglianza? la legalità? il rigore morale?
Perché non usare facebook per esprimere le proprie idee?
Arrovellandomi ed arrovellandomi sono giunto ad una conclusione: scindere i due Daniele Garofalo!
Ho creato un personaggio pubblico “Daniele Garofalo fotografo” che dedicherò alla mia professione di fotografo mentre il Daniele Garofalo rimarrà portavoce dello zio Garo.
Le modelle, i colleghi, i clienti vorrei mi contattassero sulla pagina pubblica.
Due righe di spiegazione erano necessarie!
A presto!
Daniele